<![CDATA[Spazio Italia]]>http://it.spazioitalia.com<![CDATA[Il mio regno per un piatto di maccheroni]]>http://it.spazioitalia.com/blog/tipicita-italiane/il-mio-regno-per-un-piatto-di-maccheroni.htmlAccadde a Pulcinella che, nominato principe, appena seppe che per rispetto del suo rango mai più gli sarebbero servite pietanze a base di maccheroni, non ebbe tentennamenti: mò mò me sprincepo rispose, ed abdicò all’istante!

Una vita senza spaghetti, spaghettoni, candele, ziti, paccheri, linguine, rigatoni: e che vita sarebbe? Del resto basta pensare a Totò-Felice Sciosciammocca di “Miseria e Nobiltà” quando nella sua povera casa di morti di fame arriva inopinatamente un cuoco che apparecchia la tavola per disporvi al centro ogni ben di Dio, ma soprattutto una zuppiera ricolma di fumanti spaghetti: ricordate?
Dopo tanti attimi di silenzio circospetto e di cauto avvicinamento delle seggiole alla tavola, scoppia il Carnevale, il trionfo del piacere che cancella ogni sofferenza e Totò, in preda ad un’autentica trance dionisiaca, balla freneticamente sulla tovaglia, cacciandosi a manate gli spaghetti nelle tasche.



E’ dunque solo soddisfacimento di un bisogno primario ciò che induce ad amare questo alimento così antico e così mutevole, così tradizionale eppure così adattabile a tutte le smanie gastronomiche, anche le più azzardate? Lo spaghettone si avvolge elegantemente intorno alla forchetta, i paccheri raccolgono armoniosamente la salsa di pomodoro, la pasta ammiscata si fonde alla zucca senza nulla perdere della sua sensuale callosità, e mentre il rito si compie, davanti ai nostri occhi si ricompone il paesaggio dei cento mulini che fecero grande l’arte bianca tra Castellammare, Torre Annunziata e Gragnano, nei paesi sotto il Vesuvio, a cavallo dell’Ottocento e del Novecento.
E’ il mondo del mito, ma anche un pezzo di storia, di società, di economia campana che riprende lentamente forma e che ci restituisce le voci dei maccaronari dei pastifici. I maccheroni, da qui partiti alla conquista del mondo, hanno incrociato gusti di genti lontane, nutrendo corpi, cuori ed intelligenze.

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http://it.spazioitalia.com/blog/tipicita-italiane/il-mio-regno-per-un-piatto-di-maccheroni.htmlWed, 20 Oct 2010 14:26:20 GMT
<![CDATA["Volate sempre rilassati...": come superare la paura di volare]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/equotvolate-sempre-rilassati-equot-come-superare-la-paura-di-volare.htmlSapete che ogni compagnia del Gruppo Lufthansa prevede un “Flight Safety Pilot” che per tutto il giorno non fa altro che pensare alla vostra sicurezza?
E sapete che anche la più piccola vite che viene sostituita in un aereo deve essere autorizzata dalle autorità preposte? E che ogni comandante controlla il suo aereo prima di ogni volo, sia dentro che fuori?
Tutte queste piccole e grandi cose le facciamo per un solo motivo: farvi sentire al sicuro.

Volare è associabile nella nostra mente al valore più grande che un uomo possieda: la libertà!

L’uomo ha da sempre ambito e ricercato la propria libertà, superando anche limiti naturali come la mancanza di ali per alzarsi e librarsi nell’aria alla ricerca di un luogo puro, aperto, infinito come il cielo, dove ci si possa sentire liberi.
Fin dalla mitologia, il giovane Icaro si costruiva ali di cera per volteggiare e librarsi nel cielo e solo la sua arroganza lo faceva fallire.
Perché volare significa, allora come adesso, sottostare a leggi fisiche e normative rigide, che devono essere ben studiate e giustamente applicate per garantire sicurezza di successo nell’espletamento di un servizio che giornalmente viene dato.

Aver paura di volare è come aver paura di essere liberi…taluni di noi lo hanno, ma se riescono a vincerla, rimpiangeranno il tempo perduto nell’essere rimasti troppo a terra, legati e costretti nella loro quotidianità…

Il viaggio comincia qui, vieni con noi e attraverso le immagini e le spiegazioni di questo libro potrai renderti conto di ciò che avviene “dietro le quinte” e capire meglio perché volare è così sicuro.

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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/equotvolate-sempre-rilassati-equot-come-superare-la-paura-di-volare.htmlWed, 20 Oct 2010 12:25:18 GMT
<![CDATA[Novità: la coperta di Air Dolomiti]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/novita-la-coperta-di-air-dolomiti.htmlLo stile italiano è sempre con te, a bordo come a casa...

Direttamente dal servizio di bordo di Air Dolomiti, è arrivata la nuova coperta in pile personalizzata dal raffinato ricamo Air Dolomiti Settimocielo!
Morbida, leggera e maneggevole, la nuova coperta di bordo è un accessorio utile e confortevole.
E’ in vendita in confezione singola con le misure di 100 x 180 cm ed è disponibile in turchese, il colore ufficiale della compagnia aerea Air Dolomiti.
Questa coperta non assorbe l’umidità, si lava e si asciuga molto facilmente.
Non richiede nessuna manutenzione ed è facilmente ripiegabile e trasportabile grazie al pratico sacchetto realizzato con il medesimo tessuto.
Inoltre la comoda coperta di pile firmata Air Dolomiti non dovrai condividerla con nessuno, sarai solo tu a godere del suo morbido comfort...
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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/novita-la-coperta-di-air-dolomiti.htmlMon, 11 Oct 2010 14:37:27 GMT
<![CDATA[Flower power: Zafferano fior di vita!]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/flower-power-zafferano-fior-di-vita.htmlIl termine zafferano deriva dal persiano za’faran ovvero ‘luce’ e ‘saggezza svelata’ ed è probabilmente proprio dalle terre mediorientali corrispondenti all’attuale Iran che la preziosa spezia in tempi remoti ebbe origine. Tuttora in quelle aree lo zafferano è re di colture, ma nel corso dei secoli il suo utilizzo si è diffuso in tutto il mondo. Realmente di lui si può dire che in paese che andava diverse usanze trovava ed è così che oggi lo zafferano può considerarsi a pieno titolo una spezia non solo buona ma anche versatile, poiché impiegata in innumerevoli ricette, e, dato non trascurabile, questa spezia è incredibilmente sana.

Infatti lo zafferano contiene un’elevatissima concentrazione di carotenoidi, che per nostra gran fortuna sono acerrimi nemici dei responsabili dell’invecchiamento umano: i radicali liberi. Ogni giorno ciascun individuo produce radicali, ma un piccolo uso quotidiano di zafferano li riduce del 20%. La sorprendente quantità di carotenoidi per 100 grammi è di gran lunga superiore a carote, spinaci e peperoni rossi (circa 8.000.000 microgrammi verso 8.000 e 3.000!) e grazie alle notevoli proprietà antiossidanti i nutrizionisti antichi e moderni hanno intuito e ricercato l’effettiva benefica azione che questa spezia ha nella prevenzione di disfunzioni cardiovascolari, sclerosi, diabete e tumori.

L’azione antiossidante dello zafferano non è l’unica ragione per la quale è apprezzato, difatti la bionda spezia si è rivelata ottima anche per facilitare la digestione e alleviare i dolori provocati dal ciclo mestruale grazie all’azione di estrogeni quali la crocetina. Lo zafferano è inoltre sedativo di tosse e asma e protegge l’apparato respiratorio, aumenta la concentrazione, lenisce il mal di denti e gengive e purifica la pelle. Per ottenere effetti sulle prime è consigliato consumare una tazza calda di o di caffè arricchita con zafferano, mentre l’applicazione diretta di una pappa composta di acqua, zafferano e olio d’oliva (o apposite pomate) si ritiene salutare al fine di curare arrossamenti della cavità orale o lesioni cutanee ed epidermidi grasse. I benefici di una dieta sana che consideri lo zafferano sono certamente evidenti, ad ogni modo è sempre opportuno tenere presente che un utilizzo assiduo a fini terapeutici va disciplinato dal medico, poiché effetti collaterali da dosi eccessive non sono affatto scongiurati…

Curiosità e Ricette sullo Zafferano…

Lo zafferano proviene dai tre pistilli rossi contenuti nel Crocus Sativus, un fiore dalle colorazioni azzurre - lilla più o meno intense e appartenente alla famiglia delle Iridacee. La quantità di zafferano contenuta in ciascun fiore è davvero minima, basti pensare che per ottenerne un kilo sono necessari almeno 150.000 fiori. La raccolta va effettuata manualmente e la rimozione dei pistilli va eseguita con precisione e preferibilmente in un ambiente mediamente umido, che ne consenta il mantenimento fino all’essiccazione. I fiori dello zafferano crescono in climi caratterizzati da stagioni calde e aride e inverni particolarmente rigidi. Ciò è possibile solo in determinate regioni del globo e a seconda del terreno e dei metodi di coltura lo zafferano ottenuto varia in qualità. Le coltivazioni più grandi avvengono in Iran e India, ma la nostra spezia ha casa anche in Marocco, in Spagna e in Italia.
Nel belpaese la qualità di zafferano aquilano si differenzia particolarmente in quanto i bulbi delle piantine vengono selezionati annualmente invece di essere lasciati a lungo nel terreno come accade nella maggioranza dei casi. Una ricetta italiana in cui lo zafferano è davvero principe è il famoso Risotto alla Milanese, mentre una meno nota è una variazione del famoso Tiramisù… il risultato? Un dolce squisito color buonumore!
Infine lo zafferano è spesso adoperato per insaporire piatti di pesce e carni bianche, e può essere anche originalmente utilizzato per arricchire alimenti o condimenti come il miele, l’olio d’oliva o il sale, dando quel tocco in più, di inconfondibile e prezioso che non ci si può proprio far mancare.

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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/flower-power-zafferano-fior-di-vita.htmlTue, 17 Aug 2010 09:23:23 GMT
<![CDATA[Perle di saggezza… popolare: storie e credenze sull’incanto dei fondali]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/perle-di-saggezza-popolare-storie-e-credenze-sullincanto-dei-fondali.htmlNon sappiamo con precisione quando la prima perla sia stata scoperta, ma possiamo immaginare lo stupore provato da chi aprendo la fortunata ostrica si sia trovato davanti a un tesoro. In effetti la formazione spontanea di perle in natura è un fenomeno assai raro, perché queste piccole sfere si creano solo quando un corpo estraneo riesce a introdursi nella conchiglia. Il mollusco nel tentativo di difendersi dall’intruso, che può essere anche un granellino di sabbia, tenta di respingerlo e procede quindi con il suo isolamento, avvolgendo l’estraneo di strati di massa perlifera. Si tratta di un processo lento e complesso e potranno occorrere anche tre o quattro anni affinché l’ostrica produca una perla di grosse dimensioni intorno ai 10 -15 mm.
Questo però in secoli remoti non era comunemente noto, per cui le umane menti che si propongono di trovare una spiegazione ad ogni fenomeno, hanno elaborato affascinanti teorie, che dato lo splendore dell’oggetto in esame non potevano che essere altrettanto meravigliose.

Cosa “sono” le perle?
La maggior parte delle storie fa nascere le perle da un contatto tra il terreno e l’ultraterreno, infatti secondo alcune credenze, esse non sono altro che gocce del paradiso cadute negli oceani, o frutto della reazione dei fulmini sulle acque dei mari o ancora, nel mondo greco – romano si suggeriva che fossero rugiada sfiorata dalla dea Venere. Secondo alcune leggende polinesiane le perle sono state il regalo all’uomo del dio Oro, il potente della pace e della guerra, che scese sulla terra in un fascio di arcobaleno.
Le perle sono anche considerate lacrime di angeli, di ninfe o di sirene e sono ideali se donate e indossate dalle spose, perché simbolo di fertilità. Proprio per questo sia il romano dio Ercole che l’indiano Vishnu le regalavano alle figlie Pandea e Pandaia. Gli indù consideravano le perle l’emblema dell’amore e dell’unione e credevano che si formassero nel ventre degli elefanti. Per i cinesi invece si originavano nel corpo dei dragoni e seguendo questa credenza le perle proteggono dal fuoco. A proposito della loro funzione di amuleto, questi gioielli sono indossati anche da capitani di imbarcazioni e da chi si immerge a basse profondità marine affinché li salvaguardino da eventuali pericoli.

Perle e benessere?
Non sono solo belle e rare, fanno anche bene! Questo almeno, era quello che si credeva nei secoli medievali quando le preziose sfere venivano polverizzate e assunte come medicina curativa di malattie nervose, per difficoltà cardiache o respiratorie. In Giappone si utilizzavano anche come afrodisiaco ed era diffuso il loro uso medicinale. Effettivamente anche se i fondamenti scientifici riguardo ai benefici promessi appaiono dubbi, la polvere di perla non è dannosa per il corpo umano in quanto composta da calcio, sali minerali e sostanze organiche.

I tipi di perle: dimmi che perla hai e ti dirò cosa troverai
Le diverse specie di ostriche esistenti al mondo producono perle di vari tipi, che si distinguono primariamente per colore e sfumature di luci.
Nei mari della Birmania, della Malesia, dell’Indonesia e dell’Australia sono tipiche le perle bianche dalle sfumature argento e oro distinte per la loro grazia e il loro classico charme. Una perla dalla tonalità dorata si ritiene porti ricchezza a chi la indossa.
Altre perle da sfumature simili e dalla lucentezza suprema sono le giapponesi perle di Akoya, pregiate per perfezione di forma e luminosità e prodotte da un’ostrica più piccola e delicata.
Nelle acque dolci cinesi invece, si origina la perla piena perlagione dal color pesca, bianco – crema e malva. Si tratta di perle interamente di madreperla e per questo più resistenti, adatte ad essere indossate giornalmente. La loro nuance rosata si dice portatrice di successo.
A Tahiti ha casa la perla nera conosciuta anche con il nome indigeno “poe mata uiui” o "perla dai mille riflessi" che ricordano spesso il verde, il bronzo o il blu, considerato da leggende la nuance che richiama l’amore. Il colore nero della perla è apprezzato dai cinesi perché ritenuto colore - metafora di saggezza, prosperità e conoscenza di se stesso. La preziosa perla nera ha fatto inoltre parte delle collezioni reali delle corti russe, austriache e francesi ed era abitualmente usata come ornamento dalle donne polinesiane, ben prima dell’arrivo degli europei.

La perla, raro incanto dei fondali si è svelata nel corso dei secoli e la massiccia coltivazione sviluppatasi a partire dal 1800 ha permesso che questa magia della natura sia diventata accessibile ai più. La sapienza gioielleria dei maestri di perle aggiunge a questa perfezione un tocco di personalizzazione e unicità che vizia tutti i gusti e la vanità.

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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/perle-di-saggezza-popolare-storie-e-credenze-sullincanto-dei-fondali.htmlFri, 25 Jun 2010 11:37:42 GMT
<![CDATA[La dolce bio- vita: naturale passione per lo star bene]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/la-dolce-bio-vita-naturale-passione-per-lo-star-bene.htmlIn Italia ‘pane e marmellata’ è uno degli abbinamenti preferiti per la prima colazione ed è molto diffuso anche per la merenda pomeridiana. Occorre però compiere una precisazione sulla definizione: per ‘marmellata’ in italiano si intende un purè di frutta, ottenuto dalla cottura di un passato di frutta e zucchero. La ‘confettura’ invece implica la presenza di pezzi di frutta nel composto. All’estero invece questa definizione assume accezioni diverse. La ‘marmelade’ in inglese e francese è di arancia, mentre ‘jam’ o ‘confiture’ ha un significato più generico.


La preparazione delle confetture è per molti una tradizione famigliare, tramandata dalle nonne agli zii e alle mamme. Chi non ricorda nella propria infanzia una riunione culinaria per eseguire questo processo di conservazione della frutta, che la rende tanto squisita e ambita? Con un po’ di fantasia poi, basta tornare indietro di qualche secolo per immaginare quale delizia proibitiva potesse essere un cucchiaio di marmellata, in tempi in cui il goloso cioccolato non era ancora conosciuto e miele e frutta la facevano da padroni assoluti nei dessert. È anche interessante notare che l’ambrosia terrestre, per le sue proprietà antibatteriche e il suo effetto dolcificante, fosse utilizzata già dagli antichi come conservante naturale delle confetture, ben prima che tale scopo venisse affidato allo zucchero di canna o altri dolcificanti.
La preparazione delle confetture segue un procedimento semplice ma che varia leggermente a seconda delle regioni in cui viene preparata. Il procedimento base consiste nel tagliare a pezzetti la frutta per poi metterla in cottura in una pentola assieme ad una cospicua quantità di zucchero.
Dopo un paio d’ore i pezzetti di frutta si amalgameranno allo zucchero e formeranno una gelatina cremosa, comunemente conosciuta come marmellata.
Visti i lunghi tempi di cottura, a livello industriale viene aggiunta la pectina, una particolare molecola in grado di velocizzare i tempi di formazione della gelatina in maniera del tutto naturale. 
Tutto ciò nelle case delle nonne non viene naturalmente fatto, ed ecco che allora per preparare una buona marmellata saranno necessarie un paio d’ore.


Tante sono in Italia le varietà di marmellate e confetture. Da nord a sud ogni regione d’Italia vanta tipiche specialità.
Famosa è la marmellata di arance di Sicilia, terra in cui questo agrume è particolarmente abbondante, oppure la marmellata di fichi in Puglia o la confettura di castagne nel Lazio. Salendo più a nord, in Trentino Alto Adige, troviamo invece varie confetture e marmellate di bosco con mirtilli, lamponi e more.
Dunque la marmellata si può definire un vero esempio di alimento della terra, un prodotto naturale che conserva al suo interno tutte le migliori caratteristiche del nostro Pianeta.
Il sole e l’aria aperta contribuiscono a rendere la frutta un alimento naturale per eccellenza, buona da gustare in tutte le sue varianti forme colorate.
A nord come a sud dell’Italia la marmellata o confettura di frutta può essere considerata come un vero e proprio concentrato di vita, una piccola porzione di benessere quotidiano che ci allieta le giornate in maniera naturale e genuina.
La frutta e quindi le varie marmellate e confetture che quotidianamente gustiamo provengono dalla nostra Terra. Se vogliamo che i prodotti della Terra continuino ad essere così rigogliosi e colorati dobbiamo avere per il Pianeta lo stesso rispetto che lui ha per noi e per la nostra salute.

Rispettare e tutelare l’ambiente significa anche tutelare noi stessi ed è proprio questo l’obiettivo dell’agricoltura biologica, che vieta nella sua pratica l’uso di antiparassitari e di altre sostanze chimiche. La sua finalità è di aumentare la biodiversità, recuperando i terreni degradati ed evitando di alterare la bontà e la salute dei frutti della Terra. Nel caso delle confetture biologiche questo si mantiene dalla coltivazione alla produzione, perché realizzare biologico è innanzitutto pensarlo.

Confetture Rigoni Confettura di Arance amare Confettura di Arance amare Confettura di Arance amare Confettura di Mirtilli Neri Confettura di Albicocche Confettura di Uva Spina Confettura di Albicocche Confettura di Mirtilli Neri Nocciolata Confettura di Albicocche Confettura di Ribes rosso Confettura di Uva Spina Confettura di Albicocche Confettura di Mirtilli Neri Confettura di Arance amare
Cliccando sulle porzioni, scoprirai le confetture Fiordifrutta proposte dalla Rigoni di Asiago, azienda leader in Italia nel settore biologico. Le Fiordifrutta sono state degustate dai passeggeri di Air Dolomiti in transito ai gate di Monaco di Baviera, nell’apposito spazio espositivo dedicato all’italianità, che allieta l’attesa del viaggio, Spazio Italia

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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/la-dolce-bio-vita-naturale-passione-per-lo-star-bene.htmlTue, 8 Jun 2010 12:06:14 GMT
<![CDATA[Miele e Cioccolato: oro giallo e oro nero per benessere e palato]]>http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/miele-e-cioccolato-oro-giallo-e-oro-nero-per-benessere-e-palato.html
Da uno sguardo al passato si possono trarre preziose lezioni sullo star bene con gusto. Miele e Cioccolato rappresentavano esclusiva ricchezza di molte popolazioni antiche, come le Egizie e le Greche, le Maya e le Azteche... Veri doni degli dei e per gli dei e sacre valute nei commerci… proprio al pari del pregiato metallo sono degni d’esser chiamati oro nero e oro giallo.


Il grande fascino che il miele e il cioccolato esercitano sulle persone, lo si deve probabilmente alla loro aurea di mistero e all’associazione divina legata a questi prodotti.
Nell’antico Egitto, il miele era frutto di Api nate dalle lacrime di Ra, il Dio sole, che secondo la mitologia egizia creò l’uomo e la civiltà. Nella mitologia greca si narra che delle api - ninfe insieme ad una capra di nome Amaltea, avessero nutrito e cresciuto il piccolo Zeus, in un luogo nascosto sull’isola mediterranea di Creta. Qui si rifugiò infatti il Re degli Dei per sfuggire all’ira assassina di suo padre Crono, che intendeva eliminare tutti i suoi possibili eredi.

Interpretando la mitologia delle civiltà antiche possiamo riscontrare come i faraoni egizi associassero l’emblema dell’ape a se stessi e conservassero nelle piramidi i preziosi vasetti di miele tra i tesori destinati alla vita nell’aldilà, i Greci indicavano invece il prodotto dei laboriosi insetti come il corrispettivo terrestre dell’Ambrosia divina.

Dall’altra parte del mondo invece, nelle Americhe, il cacao era consumato e offerto agli Dei sotto forma di bevanda calda, spesso aromatizzata con peperoncino. A servirlo erano solo gli uomini di elevata estrazione sociale. Infatti sia i popoli Maya sia gli Aztechi consideravano il cacao ‘cibo degli dei’. I primi lo legavano principalmente alla dea della fertilità Xochiquetzal, mentre i secondi al dio Quetzalcoàtl, che secondo un’altra leggenda lo aveva regalato agli uomini. Come per gli Egizi, anche presso le civiltà precolombiane, si trovarono innumerevoli semi di cacao tra i tesori dell’imperatore azteco Montezuma, il che testimonia e conferma il suo grande valore agli occhi della civiltà situata nel territorio oggi corrispondente al Messico.

Ma come si originano miele e cioccolato e perché sono considerati sublimi?

Il miele è elaborato dal nettare che le api estraggono dai fiori e proprio a seconda dei diversi pollini delle piante assume composizioni e aromi differenti. La sua lavorazione implica un processo di conversione degli zuccheri e l’evaporazione dell’acqua eccedente in un clima caldo, con una temperatura di 35°C.
Il cioccolato deriva invece dai semi di cacao lavorati dall’uomo secondo un processo di fermentazione, essiccazione, tostatura e granellatura con successive raffinazioni. In questo modo si ottiene la massa di cacao, che viene poi mescolata con gli ingredienti desiderati, secondo maestria. Un cioccolato al latte sarà il risultato di una determinata percentuale di cacao, zucchero e latte in polvere, mentre la famosa pasta gianduja vedrà l’aggiunta di nocciole.

La ragione della loro eccezionalità è senz’altro da ricercarsi - oltre che nel loro squisito sapore e versatilità - nelle proprietà benefiche di cui dispongono, e alle quali l’uomo delle civiltà antiche era particolarmente attento.
È risaputo infatti che il miele sia ottimo per la cura del proprio corpo, in quanto eccellente purificante, antitossico e vero toccasana delle vie respiratorie e cardiocircolatorie. Ma non è tutto, gli egizi lo impiegavano anche sulle ferite, affinché si cicatrizzassero meglio e sono moltissime le creme per cosmesi che lo utilizzano nella loro base, poiché la sua intrinseca qualità di ritenzione dell’umidità si rivela ideale per l’idratazione della pelle. Unito all’olio d’oliva è considerato ottimo per realizzare impacchi per capelli secchi, il che di fatto è usanza si perde nella notte dei secoli.
D’altro canto il cioccolato, assunto moderatamente, ha degli effetti particolarmente positivi per la nostra salute grazie alla sua ricchezza di antiossidanti e anti-radicali, oltre che di magnesio, ferro, potassio e calcio. La proprietà più conosciuta e amata dagli estimatori del cioccolato è la sua influenza sull’aumento della serotonina: l’ormone dell’umore… in pratica mangiare un pezzetto di cioccolato rende un po’ più felici! Inoltre pochi forse sanno che la metilxantine contenuta nel cioccolato (simile alla caffeina) aiuta la concentrazione, mentre le notevoli quantità di fosforo in esso contenute aumentano la memoria.
Anche Il cioccolato come il miele è utilizzato con successo in cosmesi, basta pensare ai molti prodotti a base di burro di cacao. Ad ogni modo la nuova frontiera del benessere utilizza il cioccolato in creme, massaggi e nell’aromaterapia. Ed è proprio in questa veste di prodotto per la bellezza che il cioccolato si è presentato ai vincitori del concorso “Che Cioccolato sei?”, realizzato da Air Dolomiti – Aeroporto di Monaco e Guido Castagna nel 2007.*
Dulcis in fundo è opportuno segnalare che come è ben noto, affinché un prodotto sia il più possibile sano, occorre che vi sia la dovuta attenzione umana non solo nel consumo ma anche nella produzione. Nel caso del nostro oro giallo, si distinguono certamente per l’elevata qualità i prodotti derivanti da agricoltura biologica, mentre per il cioccolato - dove la miscela è vera arte e sapienza - un buon produttore selezionerà accuratamente il suo cacao evitando di utilizzare negli ingredienti grassi animali o prodotti che contengono glutine.

* Il tema dell’anno 2010 è “Insegui la Mongolfiera” nelle piazze d’Italia.


Impacco di miele per capelli secchi

Se volete coccolare un po’ i vostri capelli secchi e sfibrati, potreste applicare un impacco di miele. Per realizzarlo dovrete unire in un composto omogeneo due cucchiai del miele, uno di olio d’oliva e un tuorlo d’uovo e lasciarlo agire sui capelli per venti minuti. Al termine li laverete accuratamente per ritrovarli morbidissimi e luminosi.


Peeling di miele e limone

Questo è un trattamento ideale se la vostra è una pelle grassa. Per prepararlo dovrete spremere un limone e amalgamarne il succo con un cucchiaio di miele e un po’ di latte, quanto basta perché il tutto risulti una crema di facile applicazione. Stendetela sul viso, lasciatela asciugare e successivamente rimuovetela semplicemente con dell’acqua.

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http://it.spazioitalia.com/blog/benessere-e-lifestyle/miele-e-cioccolato-oro-giallo-e-oro-nero-per-benessere-e-palato.htmlTue, 11 May 2010 10:53:45 GMT
<![CDATA[La Mostarda. Regione che vai mostarda che trovi]]>http://it.spazioitalia.com/blog/regioni-ditalia/la-mostarda-regione-che-vai-mostarda-che-trovi.html
Dall’antica e rinomata storia, la Mostarda rimane ancora oggi uno dei prodotti tipici della gastronomia Italiana. Le sue diverse varianti Regionali, ne fanno però un prodotto attorno al quale aleggia una costante confusione.


Quale può essere considerata la Vera Mostarda?

Il termine mustum ardens, mosto ardente, nasce all’incirca attorno all’anno 1300 in uno scritto di lingua  francese. Si utilizzava questo termine per indicare quelle preparazioni che si basavano sull’uso congiunto di semi di senape, aceto e mosto d’uva. Proprio quest’ultimo veniva reso “ardente”, cioè rinvigorito attraverso l’aggiunta di semi di senape, o talvolta farina di semi di senape.

Circa un secolo dopo, nel 1400, la capacità di conservazione attribuibile ai semi di senape, che si ricorda essere una pianta crucifera originaria dell’Asia, ne fanno un ottimo elemento naturale per conservare la  frutta, notoriamente deperibile e impossibile, per l’epoca, da conservare fuori stagione.
Da questa fusione nascono le Senapi, o più precisamente le Mostarde, quelle che noi oggi conosciamo  come un alimento in gran parte composto da frutta conservata.

Eccezione fanno le Moutarde francesi, le quali condividono con la Mostarda conosciuta in Italia, solo i semi di senape, ma non presentano alcuna traccia di frutta e sono ottenute dall’unione di aceto, sale e, appunto, semi di senape, solitamente a grani neri.

Le Mostarde in Italia

Diverse sono le varianti di mostarde che si sono succedute nei secoli, e diversi sono i metodi di  preparazione utilizzati, reinterpretati secondo le tradizioni regionali e locali.

Una prima distinzione la si può fare tra Nord e Sud del Paese.
Al Nord la Mostarda è composta da frutta, senape bianca ed è spesso caratterizzata da gusto piccante e  deciso. La si può infatti gustare con piatti saporiti a base di formaggio e carne.
Nell’Italia del Sud la Mostarda è invece concepita come un prodotto dolce, un perfetto prodotto da  pasticceria.

Una sfida tra Regioni d’Italia

Sebbene si possa fare una distinzione di massima suddividendo Nord e Sud, è sicuramente più significativo considerare singolarmente ogni tipo di mostarda, in quanto ognuna di essa è caratterizzata da proprietà uniche e gelosamente custodite nell’area di territorio in cui viene prodotta.
Per rendere giustizia ad uno dei prodotti più importanti e al contempo meno conosciuti del nostro  paese, si possono osservare da vicino le principali zone d’Italia che possono vantare la tradizione della  mostarda.

La Mostarda di Cremona

Quella cremonese è tra le varianti di Mostarda probabilmente più conosciute. La frutta candita, intera o a pezzi, viene immersa in uno sciroppo di glucosio aromatizzato con semi di  senape. Tante sono le varianti e la maggior parte di esse viene abbinata a carni, salumi e formaggi.


La Mostarda di Mantova


Il territorio di Mantova vanta una antica tradizione di Mostarde, e quella probabilmente più conosciuta è la  Mostarda di mele Campanine, ottima da abbinare, come quella cremonese, a piatti corposi a base di carne e formaggi e usata, nel mantovano, per preparare anche i famosi tortelli a base di Mostarda.

La Mostarda Piemontese

La mostarda piemontese si contraddistingue dalle due precedenti e da tante altre mostarde del Nord Italia, per il fatto di non usare i semi di senape e di essere l’unica ad usare l’uva Barbera come elemento principe.
Ad essa viene poi aggiunta frutta di stagione, ottenendo così la Mostarda d’Uva piemontese, perfetta da abbinare con i formaggi.

La Mostarda Siciliana
Una delle mostarde più conosciute nel Sud Italia, la Mostarda Siciliana si contraddistingue da quelle diffuse nel Nord del paese, in quanto non è una conserva, bensì si tratta di una crema dolce a base di mosto d’uva cotto, farina, cannella, vaniglia e mandorle tostate.
Esistono naturalmente anche altre regioni e città italiane che producono mostarde, tra queste ad esempio Parma, Vicenza, Carpi, e molte altre località che vantano una storica tradizione nella produzione di  mostarde e che aspettano solo di essere scoperte dal consumatore.

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http://it.spazioitalia.com/blog/regioni-ditalia/la-mostarda-regione-che-vai-mostarda-che-trovi.htmlThu, 6 May 2010 15:52:34 GMT
<![CDATA[Radicchio Rosso: l’elegante poesia veneta che ha conquistato il mondo]]>http://it.spazioitalia.com/blog/storia-culinaria-ditalia/radicchio-rosso-lelegante-poesia-veneta-che-ha-conquistato-il-mondo.html


Conosciuto anche come “fiore d’inverno”, questo straordinario prodotto della terra riconoscibile in comunissimi piatti della cucina internazionale è orgoglio e tipicità della tradizione veneta.

    « (…) Caminavo fiaco                                                                                    « (…) Camminavo fiacco
    In mezo a quela zente                                                                                    In mezzo a quella gente
    Indafarada e contenta                                                                                    Indaffarata e contenta
    Quando che l’ocio                                                                                          Quando l’occhio
    El s’ha fermà de boto:                                                                                    Si è fermato di colpo
    in te ‘na vetrineta,                                                                                           In una vetrinetta,
    ben in mostra,                                                                                                 bene in mostra
    ghe gera un bel çestel                                                                                   vi era un bel cestello
    de radici rosso fogo.                                                                                      di radicchi rosso fuoco.

    Me son fermà … li go vardai …                                                                     Mi sono fermato…. Li ho guardati…
    No’ me pareva vero.                                                                                      Non mi pareva vero
    Radici trevisani? …                                                                                        Radicchi trevisani?
    Se me ga verto ‘l cuor,                                                                                   Mi si è aperto il cuore,
    l’emossion la gera granda … (…) »                                                               l’emozione era grande… (…) »


Tratto dalla poesia Un fìa de la me tera di Alberto Albanese Jr (1969)

Così descriveva il poeta trevigiano Alberto Albanese Jr, la commozione in lui suscitata dalla visione di mazzetti di radicchi rossi in Svizzera, negli anni della sua emigrazione. Anche il benamato radicchio negli stessi anni varcava le Alpi alla ricerca di fortuna e nondimeno la trovò, grazie al contributo degli emigranti italiani che ne diffusero la presenza e ne praticarono l’uso. Oggi il radicchio è presente internazionalmente nelle insalate miste o in altre ricette italiane d’esportazione. In Veneto invece è un piccolo principe: i Consorzi gli fan da esercito e varie mostre da ambasciatrici.

Ma qual è l’origine del radicchio e perché è proprio un prodotto tipico del Veneto?

Questa pianta è derivata dalla Cicoria Selvatica e una sua primitiva versione era conosciuta sin dai tempi romani di Plinio il Vecchio (23 – 79 A.C.). La pianta è tipica dell’area veneta, in quanto la sua coltura necessita di suoli argillosi – sabbiosi di origine alluvionale e climi continentali. Ad ogni modo, il radicchio nella sua forma attuale - ovvero trattato con tecniche di imbianchimento e forzatura - ha origine nel Trevigiano in epoche recenti: la prima testimonianza documentata della sua esistenza la si incontra nell’Almanacco Agricolo del 1862, nonostante fonti incerte ne facciano risalire la presenza in Veneto già dalla metà del 1500.

E’ verosimilmente possibile che la tecnica dell’imbianchimento del radicchio, la stessa riportata nell’Almanacco Agricolo del 1862 e consistente nella trasformazione enzimatica della pianta per effetto di un ambiente buio ed umido, sia stata per la prima volta sperimentata da un vivaista belga, tal Van Den Borre, il quale trasferitosi in Veneto, nella località trevigiana di Dosson, ha applicato al seme prodotto da questa terra, la tecnica già precedentemente sperimentata sull’insalata belga. Il risultato è stato evidentemente vincente e fortunato.

Tuttavia esistono altre ipotesi sulla nascita di questo prestigioso prodotto trevigiano, alcune delle quali particolarmente suggestive, come la leggenda degli uccelli che portarono i semi di radicchio in cima al campanile della chiesa di Dosson, oppure quella del contadino che, dimenticandosi la propria raccolta di radicchi in ambiente buio e dalla temperatura caldo-umida, diede origine ad un involontario processo di imbianchimento.
Le molte leggende, più o meno verosimili che aleggiano attorno alla storia del radicchio, non fanno che conferire ancora più valore e prestigio ad un prodotto rinomato e di eccellente qualità.

Quali sono le diverse varietà di radicchio esistenti e come può essere usato in cucina ?

La prima varietà di Radicchio è il pregiato Radicchio Rosso di Treviso, seguito dal Variegato Castelfranco, dal Radicchio di Chioggia e il Rosso di Verona. La maggior parte di queste piante danno origine a radicchi di tipo precoce o tardivo, raccolti rispettivamente a inizio autunno e nel cuore dell’inverno, per questo assumono anche il nome di “fiori d’inverno”, e accomunati da foglie rosse, croccanti, dal sapore lievemente amarognolo.

Anche l’albero genealogico che racconta l’evoluzione di questa preziosa pianta, fa risalire tutto al Radicchio Rosso di Treviso, dal quale discendono via via tutte le altre varianti, ottenute per selezione massale o per incrocio spontaneo o guidato dall’agricoltore.
Da condizioni atmosferiche umili caratterizzate da inverni rigidi ed estati calde, ne risulta un prodotto dall’aspetto delicato e dal sapore sofisticato adatto a molteplici ricette e impiegato con successo, secondo gli usi del territorio natio, in deliziosi risotti e in tante altre preparazioni accomunate dall’utilizzo del prelibato Radicchio Rosso di Treviso.

Da questo prelibato ortaggio non solo derivano squisite ricette limitate dalla sola fantasia, molte delle quali hanno origine proprio dalla cultura culinaria trevigiana, come il noto radicchio ai ferri o il risotto al radicchio rosso, ma si possono ottenere anche speciali prodotti che utilizzano il radicchio come elemento distintivo.

Tra questi vanno ricordate le salse a base di radicchio, ideali per essere spalmate o usate come condimento per accompagnare piatti lavorati, i tagliolini ed in generale la pasta artigianale ottenuta a partire proprio dall’ingrediente radicchio, o ancora speciali conserve e mostarde che utilizzano come ingrediente base il prelibato ortaggio della terra trevigiana.

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http://it.spazioitalia.com/blog/storia-culinaria-ditalia/radicchio-rosso-lelegante-poesia-veneta-che-ha-conquistato-il-mondo.htmlThu, 6 May 2010 15:01:50 GMT
<![CDATA[Amarone: l’essenza del tempo e della terra]]>http://it.spazioitalia.com/blog/regioni-ditalia/amarone-lessenza-del-tempo-e-della-terra.html

Il suo gusto prelibato, corposo e vellutato è frutto di una lunga lavorazione che si carica dei profumi della terra e del tempo. Ne risulta un vino notevole e ricercato, dall’intensità particolare, da scoprire… Air Dolomiti l’ha fatto!

Qualità, tradizione, eccellenza, esperienza: questi sono gli ingredienti fondamentali di Air Dolomiti, gli stessi che decidono la riuscita di un ottimo Amarone, un vino tra i più prestigiosi d’Italia.



La naturale collaborazione è nata nel Dicembre scorso quando, durante le festività natalizie, i passeggeri a bordo dei voli Air Dolomiti hanno potuto gustare il piacere di un sorso della Valpolicella nell’aria... Una speciale opportunità di degustazione che ha coinvolto i vini della Famiglia dell’Amarone d’Arte, ovvero le etichette di Allegrini, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi e Zenato.

Scriveva il celebre Catullo, il poeta della Verona romana: «Ragazzo, se versi un vino vecchio / Riempine i calici del più amaro, (…) / E l’acqua se ne vada dove le pare / a rovinare il vino, lontano, / fra gli astemi: questo è vino puro.» E l’antica voglia di un vino vecchio, amaro, puro, risuona anche oggi nelle coppe di Amarone.
Questo superbo vino, che deve il nome al suo carattere moderatamente amaro, nasce tra i vigneti della Valpolicella veronese ed è figlio di un altro noto vino dell’area: Il Recioto. L’Amarone si differenzia però dal Recioto per il sapore più aspro e pieno, decisamente importante ed equilibrato, dalle lievi venature di ciliegia e uva passa.

Si dice che questo vino sia nato casualmente, da una dimenticanza di un produttore di Recioto e che il risultato di quelle uve, la Corvina, la Rondinella e la Molinara, sia stato poi rifinito nel tempo.
Nonostante si riconosca che la produzione risalga agli inizi dello scorso secolo, le vendite di Amarone iniziarono ufficialmente solo nel periodo postbellico e il 1968 vide la sua ammissione alla Denominazione di origine controllata, DOC. Si tratta di un riconoscimento indubbiamente meritato, e ben lo sanno gli intenditori e gli amanti del buon vino, i quali nell’assaporare l’Amarone ritrovano di bere un estratto della terra e del tempo.
L’Amarone viene infatti ottenuto appassendo gli acini d’uva per un periodo non inferiore a 120 giorni, tempo sufficiente a far si che gli acini perdano completamente l’acqua in essi naturalmente contenuta.
Un altro mese abbondante sarà poi necessario per la fermentazione, processo che trasforma gli zuccheri dell’acino in alcol.
Questo processo è fondamentale, in quanto è qui che si delinea il confine tra Amarone e Recioto; per potersi chiamare Amarone, il vino ottenuto dovrà avere una concentrazione zuccherina non superiore a 4 grammi per litro. Sopra questa soglia l’Amarone dovrà essere chiamato Recioto.

La terra che si lega alla tradizione dell’Amarone è la Valpolicella, l’area situata a nord-ovest della provincia veronese, che è ambiente prospero e propizio alle viti da milioni di anni.
Il tempo è qui racchiuso nella crescita delle uve, nella loro raccolta, nel periodo di appassimento, nella pigiatura invernale, nel raffinamento in botti, nell’invecchiamento di anni, anni e anni.
Il frutto finale è il compagno ideale di piatti invernali e la sua corposa pienezza di color rosso rubino ne fa un vero gioiello da tavola.

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http://it.spazioitalia.com/blog/regioni-ditalia/amarone-lessenza-del-tempo-e-della-terra.htmlThu, 6 May 2010 14:27:48 GMT